Il Blog di Viaggi di Marco

I miei racconti

20

Mar

Phnom Penh – La città della memoria

La piccola capitale cambogiana è una città decisamente piacevole riversata sul mitico fiume Mekong. Il lungo fiume dove si trovano i locali e gli hotel per turisti è carino e lontano anni luce dalle altre caotiche capitali asiatiche. Qui si respira ancora un’atmosfera tranquilla e rilassata nei bistrot eredità del dominio coloniale francese. Non c’è traccia di grattacieli o edifici moderni e l’architettura è sempre bella e armoniosa.

Tipico mezzo di trasporto locale

Il turismo qui è ancora poco sviluppato. Generalmente chi va in Cambogia predilige altre mete tipo Angkor o Sihanoukville e dedica poco tempo a questa città o addirittura la salta proprio. Invece a mio avviso una visita la merita tutta. Qui la gente, come nel resto della Cambogia, è sempre estremamente gentile e dai loro occhi spesso si denota un velo di tristezza eredità della dittatura di Pol Pot e dei conseguenti genocidi tutto sommato non così lontani nel tempo. Il mio consiglio è senz’altro quello di trovare una sistemazione in prossimità del fiume e in zona mercatino notturno, se guardate su una mappa sostanzialmente indicativamente nella zona compresa tra le strade 100 e 150. Qui troverete piccoli hotel (dimenticatevi grandi agi), localini, bistrot, bar e ristoranti. Da qui potrete anche fare piccole escursioni sui fiumi.

Poco più a sud troverete il Palazzo Reale che ovviamente non ha nulla a che vedere con quello di Bangkok ma che comunque merita una visita. All’interno di questa area si trova anche una delle attrazioni della città, la Pagoda d’Argento. Certamente sarete più svegli di noi che abbiamo cercato a lungo una pagoda d’argento per poi capire che in realtà era il tempio principale che ha un pavimento in argento che però difficilmente vedrete perché coperto quasi integralmente di tappeti…

La Pagoda d’argento

Ma le due visite che non potrete assolutamente mancare e che vi segneranno profondamente sono quelle ai Killing Fields e soprattutto alla Scuola 21.

Killing Fields (letteralmente campi di sterminio) è l’area dove venivano portati e massacrati i Cambogiani nel periodo di dominazione Khmer rossa dai seguaci del feroce dittatore Pol Pot a metà degli anni ’70 e per un periodo di indifferenza mondiale piuttosto lungo. Basti pensare che in quegli anni si stima siano state letteralmente massacrate circa 3 milioni di persone su di una popolazione di meno di otto….

Lo Stupa all’ingresso dei Killing Fields

All’ingresso dei Killing Fields troverete uno stupa con ampie finestre contenente centinaia di teschi a ricordo di quegli stermini.

Teschi all’interno dello Stupa – Ingresso Killing Fields

I prati su cui camminerete sono ancora pieni di pezzi di ossa umane ben visibili. Vi sono poi aree recintate con un numero impressionante di ossa accatastate eredità delle innumerevoli fosse comuni presenti nel campo. Ma l’apice dell’orrore si raggiunge una volta giunti a quel che qui viene chiamato The Killing Tree, un albero contro il quale i bambini venivano letteralmente sbattuti fino a farli morire….

The Killing Tree

Ma se quanto sopra può sembrare terrificante posso assicurarvi che l’apice dell’orrore umano lo troverete visitando il Museo del Genocidio di Tuol Sleng (o S 21) all’interno di Phnom Penh (i Killing Fields sono poco più a sud della città). La S 21, dove non si capisce se S stia per Scuola o per Sala ma poco importa, era una scuola superiore occupata dai Khmer Rossi che ne fecero una sorta di campo di concentramento e torture (quando non li mandavano a morire ai Killing Fields). L’area è divisa in cinque edifici dell’orrore con area giardino e giochi esterni (giochi  ovviamente della precedente scuola). Ogni edificio ed ogni stanza ha la sua storia, i suoi odori e soprattutto il ricordo vivo dei suoi orrori. In molte stanze ancora oggi si ha l’impressione di sentire l’odore del tanto sangue sparso e per tutta la visita vi sentirete come circondati dagli spiriti delle decine di migliaia di Cambogiani torturati e uccisi qui. In alcune stanze sono appese alle pareti le foto segnaletiche degli “ospiti” della struttura, volti e visi con occhi segnati dal terrore. In altre stanze vengono esposti i tanti strumenti di tortura usati. Sinceramente cose che nemmeno la più perfida delle menti si pensa possa immaginare….

Vista dall’interno della Scuola 21

Una delle cose che mi ha più colpito di questa esperienza è la relativa vicinanza temporale di quanto accaduto (sostanzialmente fine anni ’70). Facendo due conti è facile intuire che molte delle persone che vedrete, incontrerete e con cui avrete a che fare abbia vissuto in prima persona quell’orrore. Ma nonostante ciò troverete un popolo molto dolce, caratteristica comune a molti popoli del sud est asiatico, disponibile e molto aperto verso di voi. Un popolo che da l’impressione di volersi lasciare alle spalle quel passato terribilmente pesante.

Posso comprendere e immaginare che un articolo di questo tipo possa allontanare la mente dall’idea di una visita da queste parti, ma non lasciatevi impressionare. Vi consiglio vivamente una visita a questa calda e piacevole città e anche (e soprattutto) una visita a queste strutture per conoscere fatti storici a noi probabilmente troppo poco raccontati in occidente. I voli da Bangkok con Air Asia costano veramente cifre irrisorie. Oppure potete fare come noi che da Bangkok ci siamo venuti in pullman attraversando il confine e proseguendo poi per la bella Saigon (in realtà oggi Ho Chi Minh). Non lasciatevi quindi scoraggiare dal mio resoconto perchè in Cambogia, in tutta la Cambogia, troverete tante cose che vi sorprenderanno e vi lasceranno segni profondi.

 

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