Il Blog di Viaggi di Marco

I miei racconti

21

Feb

Il mio incontro con Gregorio Fuentes

Questo articolo è stato scritto da me circa 16 anni fa. Racconta il mio incontro con Gregorio Fuentes, leggendario pescatore cubano cui Heminqway si ispirò dichiaratamente per scrivere il libro Il Vecchio e il Mare. Avrei voluto intitolare il mio sito a lui. Virando poi su altro nome rimane comunque il sentimento di dedicarglielo interamente.

La prima volta che sono stato all’Avana è stato un colpo al cuore. Non c’era stato nulla nella mia vita che mi avesse affascinato ed incantato tanto.

Oggi Cuba mette in mostra, oltre a tutto quanto di splendido questa meravigliosa isola ha, anche gli effetti devastanti del più distruttivo dei cicloni che l’hanno attraversata: il turismo.

Ho nel cuore il ricordo del Malecon (il lungomare dell’Avana) in autunno strapazzato da una mareggiata tropicale e sommerso da alte ondate. Sulla strada solo la mia macchina e qualche vecchia auto anni 50 rattoppata (d’altronde a Cuba non si butta niente). Così come ho nel cuore la gente che ti fa entrare in casa e ti racconta un po’ della sua vita, oppure ti offre da mangiare cangrejos (granchio), arroz (riso) e caffè (“tagliato” con ceci per risparmiare) per poi renderti conto che magari loro non mangeranno neanche perchè quel che avevano l’hanno offerto a te.

Credo di essere stato molto fortunato a conoscere Cuba, e L’Avana in particolare, prima che venisse invasa dal ciclone turistico. Ed è quindi al di fuori dei canonici percorsi da All Inclusive che ancora oggi comunque si possono provare emozioni fuori del comune.

Una di queste è senz’altro l’incontro con Gregorio Fuentes, il mitico pescatore che ispirò Hemingway  per il libro “Il vecchio e il mare” e che lo scarrozzò per i mari caraibici a caccia di marlin con la barca Pilar.

Uscendo dall’Avana direzione Playa del Este, poco dopo aver attraversato il tunnel si incontra una deviazione per il paesino di Cojimar. Cojimar è uno dei tanti paesini cubani che, nonostante così vicino all’Avana, rimane sospeso nel tempo. La vita è lenta e tranquilla, la gente gentile e intrisa di storia. Ecco, è in posti come questi che si ha l’impressione di vivere la storia. Arrivando a Cojimar vale la pena innanzitutto fare un salto a La Terraza, tanto per prepararsi all’incontro con Gregorio e per entrare nel clima giusto del momento. La Terraza è il bar/ristorante dove Hemingway amava rifocillarsi (soprattutto di daiquiri e mojito) tra una battuta di pesca e l’altra. Alle pareti ovviamente foto dello scrittore con trofei di pesca e dalla sala da pranzo una bella veduta sulla baia desolata del paesino. Dopo aver sorseggiato un mojito accompagnato da gamberetti si è pronti per l’incontro.

Uscendo dal bar si trova di fronte una stradina in salita che fiancheggia una sorta di rudere. la si percorre fino all’incrocio e poi si devia a sinistra, ancora in salita. La quarta o quinta casetta sul lato sinistro (bianca con la porta azzurra) è quella di Gregorio Fuentes.

Quando venni qui la prima volta mi aprì la porta una dolcissima vecchietta (avrà avuto un’ottantina d’anni) che quando le dicemmo che avremmo avuto il piacere di conoscere Gregorio e che avremmo poi proseguito per Trinidad ci rispose di ripassare il giorno seguente verso le 11, non prima però di aver controllato sul Granma (il quotidiano locale) che tempo era previsto per i prossimi giorni, di modo che ci potessimo regolare per il proseguo del nostro viaggio. Quella splendida premurosa signora era una delle figlie di Gregorio.

Tornammo il giorno seguente all’incirca all’ora che ci era stata suggerita, bussammo alla porta ripetutamente ma senza ottenere risposta. La delusione era tanta ma da buon capricorno quale sono non potevo rassegnarmi così facilmente. Fiancheggiammo quindi la casa fino ad arrivare al retro che nascondeva, dietro a una bassa recinzione, un cortiletto.

Lo riconobbi subito, seduto su una vecchia sedia intento a prepararsi un grosso sigaro e con un’espressione in volto di grande serenità: Gregorio Fuentes. Ci vide e ci fece cenno con la mano di entrare, eravamo tutti intimoriti e soggiogati davanti a un vero e proprio pezzo di storia di Cuba. Vincendo l’emozione (anche se solo in parte) ci avvicinammo e salutammo quell’uomo che dall’alto dei suoi 102 anni ci accoglieva nella sua casa come se fosse la cosa più normale da fare.

Cominciò a raccontarci un po’ della sua vita, inevitabilmente così legata a Hemingway. Ci raccontò di quando si conobbero nella prima guerra mondiale e delle scorribande per i mari a caccia di marlin giganteschi. Il tutto era accompagnato da foto dell’epoca, da abbondanti boccate di sigaro e dall’immancabile trago de ron. Non ricordo quanto tempo restammo li ma ricordo l’emozione ed il rispetto dinanzi a un grande uomo che viveva in una modesta casetta in un modesto paesino di pescatori.

Gregorio incarna tutte le caratteristiche del vecchio uomo di mare, il volto segnato dal sale e dal vento, la malinconia che trabocca dai suoi profondi occhi. Nonostante ciò ti trasmette una serenità difficilmente descrivibile.

Malinconia…in definitiva Gregorio rappresenta Cuba, qualcosa che se ne sta andando con la sua storia, la sua cultura e le sue tradizioni per lasciare posto a qualcosa che verrà…un domani così incerto e tutto da ricostruire.

Gregorio Fuentes se n’è andato in pace nella sua Cojimar poco prima di raggiungere i 105 anni di età

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